Il perché della scuola: il classico e oltre

8 agosto 2019 Artemij Keidan

La ben nota battaglia di Michele Boldrin per "abolire il liceo classico", oltre che uno slogan ad effetto che però nasconde un ragionamento analitico e una concreta proposta programmatica, è anche una provocazione intellettuale molto riuscita. Nel senso che provoca il pensiero. In questo articolo cerco di ragionare ad alta voce, senza necessariamente arrivare a una conclusione definitiva, non solo sul significato del liceo classico, ma sul significato e le finalità della scuola, come istituzione, nel mondo moderno.

Premessa

Una volta sbollito il tema dell'abolizione del classico, il dibattito sulla scuola langue. Nessuno, in realtà, ha le idee chiare su come, e in che direzione, riformare la scuola. Perché non ci si rende conto che la scuola è, non una, ma tante cose insieme. Vorrei proporre un gioco intellettuale: decostruire la scuola, capire quali sono le aspettative che vi riponiamo, e quali sono i risultati ottenuti. Non so quanto questo aiuti il dibattito, ma spero che almeno renda palesi alcune verità meno ovvie e anche un po' scomode.

Di seguito fornisco una griglia in cui elenco le possibili finalità della scuola. Ogni finalità è descritta secondo il seguente schema.

  1. Si definisce la finalità.
  2. Si forniscono altri sinonimi della stessa, tipicamente usati nel dibattito pubblico.
  3. Si passano in rassegna le modalità di raggiungimento di tale finalità.
  4. Si immaginano le conseguenze del mancato raggiungimento della medesima, con un annotazione sull'Italia tra parentesi.

Ricordo che con "scuola" intendo la scuola dell'obbligo all'italiana: pubblica, di massa, gratuita (o quasi). Ma anche: arcaica (risale alla riforma Gentile, se non direttamente al suo modello prussiano), con docenti sottopagati, strutture fatiscenti e i risultati scolastici sotto la media OCSE.  

La scuola: a che serve?

  1. BABYSITTING
    • Sinonimi: la scuola tiene i ragazzi lontani dalla strada; sarebbe ipocrita negare che questa sia una delle utilità principali della scuola moderna.
    • Come: introdurre l'obbligo scolastico; rendere la scuola più attraente (con materie divertenti e attività pomeridiane attraenti).
    • Fallimento: abbandono scolastico, delinquenza minorile (entrambi i fenomeni non sconosciuti in Italia); in alternativa: impossibilità di lavorare per almeno uno dei genitori.
  2. AIUTARE A CRESCERE
    • Sinonimi: Forgiare il carattere, accompagnare nell'età adulta; insegnare a rapportarsi con la società, con l'altro sesso; a difendersi, a superare le prove della vita, a essere competitivi.
    • Come: dall'educazione fisica (mens sana in corpore sano) allo psicologo scolastico (mens sana prima di tutto); dal bullismo, chiamato "spirito di squadra" (perché educa al rispetto del gruppo e a resistere nelle situazioni di stress), alla prevenzione del medesimo (perché produce traumi e infelicità, se non peggio).
    • Fallimento: se si esagera in un senso si ottiene una società violenta, repressa, maschilista, patriarcale, nevrotica (l'Italia ne è un esempio); se si esagera nell'altro, si ottiene una società di snow flakes
  3. SVILUPPARE LE CAPACITÀ DI BASE DEL CERVELLO
    • Sinonimi: problem solving; ragionamento logico; dobbiamo dare a tutti gli strumenti di base e poi imparano le tecniche specifiche al momento del bisogno.
    • Come: insegnamento della matematica, fisica, logica, grammatica; secondo alcuni, il latino insegna la logica (vedi Appendice); coltivare la competitività.
    • Fallimento: società di creduloni e analfabeti di ritorno; bassa produttività del lavoro (l'Italia ne è un esempio).
  4. SVILUPPARE LA VOCAZIONE INDIVIDUALE
    • Sinonimi: Beruf (direbbero i calvinisti), talento personale, creatività; siamo tutti diversi.
    • Come: insegnare a ciascuno le materie in cui eccelle (a scapito di altre), nell'età in cui è pronto, nelle quantità che desidera; non incentivare la competitività.
    • Fallimento: egualitarismo violento, frustrazione dei talentuosi, fuga di cervelli (l'Italia ne è un esempio).
  5. INSEGNARE LA NOSTRA TRADIZIONE CULTURALE
    • Sinonimi: insegnare l'erudizione, la cultura patria, il buon gusto.
    • Come: lingue antiche, letteratura, storia, storia dell'arte, storia della filosofia, storia della musica.
    • Fallimento: imbarbarimento, abbrutimento, danni al paesaggio, abusivismo edilizio, perdità del senso della storia con conseguenti pericoli politici (l'Italia ne è un esempio: il liceo classico di fatto non funziona; si veda l'Appendice).
  6. INSEGNARE TECNOLOGIE MODERNE
    • Sinonimi: invece di fargli perdere tempo con inutili materie astratte, insegnamogli un mestiere.
    • Come: chimica, biologia, informatica, altre scienze applicate e tecniche moderne; lingue straniere.
    • Fallimento: perdiamo il treno della modernità; arretratezza tecnologica (l'Italia è un esempio).
  7. GARANTIRE LA CARRIERA FUTURA
    • Sinonimi: se non vai a scuola farai lavori umili e sottopagati.
    • Come: una volta il fatto stesso di andare a scuola garantiva un futuro migliore; oggi, spesso, bisogna andare nella scuola giusta, dove acquisire amicizie utili e stringere rapporti da far fruttare nell'età adulta; nell'ipotesi migliore ci sono dei meccanismi di collegamento tra scuola e il mondo del lavoro.
    • Fallimento: perdità dell'attrattiva della scuola oppure, in alternativa, il proliferare dei comportamenti "mafiosi": copiare e far copiare, tanto è così che va il mondo (l'Italia offre abbondanti esempi di entrambi gli sviluppi).
  8. ASCENSORE SOCIALE 
    • Sinonimi: fornire a tutti le stesse condizioni di partenza; abbattere le barriere sociali e di censo.
    • Come: gratuità, abbattimento della selettività, degli esami di ammissione o altri sbarramenti all'ingresso; ma anche: rendere il livello di insegnamento meno oneroso, sì da includere anche i più deboli.
    • Fallimento: scarsa mobilità sociale (qui l'Italia forse si salva abbastanza, alcuni paesi sono messi peggio; però comuhnque c'è la self-selection: i figli dei ricchi vanno nei licei, i figli dei poveri negli istituti tecnici); l'altro estremo: una semplificazione dell'insegnamento a livelli tali da rendere la scuola inutile (vero in alcune zone d'Italia).
  9. FORMARE IL CITTADINO MODELLO
    • Sinonimi: formare cittadini ligi ai doveri verso lo stato; far sapere ai ragazzi i loro diritti di cittadini.
    • Come: lezioni di educazione civica o di religione cattolica; esperimenti di autogestione; attivismo politico degli studenti.
    • Fallimento: evasione fiscale, pericoli politici, tendenze autoritarie o estremiste e rivoluzionarie (l'Italia sarebbe un esempio, se non fossero tutti così poco seri).

Osservazioni

Ora dovrebbe diventare più chiaro e trasparente il meccanismo di praticamente qualsiasi dibattito pubblico sulla scuola. Un opinionista seleziona, del tutto arbitrarizmente e verosimilmente in base ai propri successi e/o insuccessi scolastici, la finalità che più lo aggrada, e propone una serie di misure per incentivarla. Un altro opinionista, invece, preferisce un'altra finalità, e propone di incentivare quella. Il dibattito si riduce a una gara tra materie scolastiche, o, più raramente, tra diversi metodi di insegmaento delle stesse. 

Vogliamo più latino? oppure più matematica? o più inglese? o computer? o musica? sport? educazione civica? E come le vogliamo insegnare, queste materie: con severità? con creatività? con più o meno competitività? con le tabelline a memoria o con la calcolatrice? la matematica del '700 o la matematica del XXI secolo? grammatica o letteratura? tema libero o poesia a memoria? Storia dell'arte o informatica? E poi: con o senza i voti? i voti in lettere, in numeri o a parole? grembiule o senza? seduti per terra attorno alla maestra o sui banchi ben allineati? Inutile ribadire che simili dibattiti sono del tutto sterili, non esistono vincitori. E soprattutto, non fanno neanche affiorare il problema della scelta tra le molteplici finalità della scuola.

Raramente, infatti, ci si rende conto di un fatto: nessuna scuola potrà mai raggiungere tutte le finalità prospettate sopra; un po' perché sono troppe; e un po' perché sono incompatibili tra loro. Il livellamento generale contraddice l'attenzione alle capacità individuali. Tanta disciplina contraddice la sanità mentale. Poca disciplina contraddice il buon andamento dell'apprendimento. La semplificazione dell'insegmaneto contraddice i buoni risultati. E ancora: vogliamo il cittadino ubbidiente o l'eterno rivoluzionario? vogliamo insegnare i fatti della vita o preservare l'inncenza? vogliamo creare persone furbe o persone intelligenti? persone intelligenti o erudite? vogliamo che guadagnino di più o che abbiano il posto fisso? Vogliamo l'aumento del PIL o la bellezza del paesaggio?

Resta anche la costatazione che la scuola italiana è riuscita a mancare quasi tutte le finalità possibili, con la possibile eccezione della 8, nonché della 1.

Conclusioni

Come anticipato, conclusioni vere e proprie non ne ho. D'istinto verrebbe da dire: la libertà di scelta ci salverà. Lasciamo decidere le famiglie, o, da una certa età in su, direttamente i ragazzi. Scelgano autonomamente e la finialità preferita, e i modi per raggiungerla. Ma sono scettico anche su questo. Ad esempio, il problema dell'insegnamento della matematica è che nessuno sa veramente quale sia il modo migliore per insegnarla. Anche il recente dibattito sull'insegnamento di filosofia ha messo a nudo il fatto che vi sono modi totalmente differenti di concepirlo. Perché, quindi, lasciare tale scelta a dei genitori ansiosi o ragazzi ignoranti?

Forse bisognerebbe scavare più a fondo. Il problema, non solo in Italia, non è tanto il sistema scolastico in sé, quanto il fatto che la conoscenza ha perso completamente il suo appeal sui giovani. Non è più ovvio, ai ragazzi, perché mai bisognerebbe passare 10-12 anni della propria vita a studiare. Il giorno in cui tornerà di moda la conoscenza, essere intelligenti, sapere e saper fare, sarà la società stessa a incentiverà la scuola a migliorare in modo spontaneo. Con o senza riforme.

Appendice

Il liceo classico, come fenomeno storico, ha fallito. Non ha insegnato la cultura classica al popolo, ma, anzi, l'ha banalizzata, profanata e resa solo indigesta ai più. Ha prodotto antiscientismo, fede nelle ideologie estreme, decadimento economico. Per chi non ne è convinto — e visto che siamo in tempо di vacanze — ho preparato due test.

Il primo è per coloro che credono di aver studiato bene le materie classiche. Si risponda, senza googlare, alle seguenti domande.

  1. Quali sono le tre funzioni della desinenza -σαι nella coniugazione del verbo greco?
  2. Quali nomi della III declinazione latina terminano in -ium al genitivo plurale, e quali in -um?
  3. Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l'ira funesta: per cosa era adirato Achille?
  4. Tramite quale autore conosciamo la filosofia di Epicuro?
  5. Quali due autori hanno scritto ciascuno una propria "Apologia di Socrate"?
  6. Quale territorio fu ceduto dai Savoia in cambio dell'acquisizione della Sardegna?
  7. Quale opera è considerata la prima natura morta della storia della pittura?
  8. Che funzione ha la parola om nella lingua della Commedia di Dante?
  9. Quali sono le intuizioni pure a priori, secondo Kant?

Il secondo test, invece, è dedicato a coloro che credono che studiare il latino insegni la logica. Si risponda alle seguenti domande.

  1. Prendiamo il seguente sillogismo aristotelico: tutti gli uomini sono mortali, quindi qualche uomo è mortale. È un ragionamento corretto?
  2. Che cosa vuol dire dimostrare qualcosa "in barbara"?
  3. Se piove, fa freddo. Quindi, se non piove, non fa freddo. Giusto?

34 commenti (espandi tutti)

nonostante l'autore si nasconda dietro uno pseudonimo preso da qualche novella gotica. (SCHERZO! è solo per sfottere la fissa di Michele Boldrin sul nome-e-cognome).

adesso lo rileggo, compresa l'ottima chiosa ed esclusi i quiz, che non son buono.

nome

Artemij Keidan 7/9/2019 - 02:33

Ma io mi chiamo davvero Artemij Keidan, vedere qui

non partecipo al sabba su facebook, e presumo che esserci non sia una gran referenza. (BAZINGA! nel suo campo Lei  è noto ed autorevole)

iI mio punto è che il suo articolo è interessante a prescindere, e per decidere di leggerlo è bastato trovarlo in un luogo idoneo e in passato ampiamente fruttuoso. si pesca bene sempre negli stessi posti.

Non è proprio vero che

 Nessuno, in realtà, ha le idee chiare su come, e in che direzione, riformare la scuola. (ak)

 Varie associazioni e gruppi/movimenti di insegnanti, presidi ed esperti della scuola hanno recentemente avanzato proposte incisive, anche convergenti. Fra queste, ne segnalo due, sia autorevoli (in quanto prodotte da gruppi e persone di notevole qualità intellettuale e con molta esperienza diretta del sistema scolastico italiano), sia basate su analisi accurate del sistema attuale e della sua storia, sia operative e articolate:

 una è del gruppo Condorcet: http://condorcet.altervista.org/condorcet-ripensare-la-scuola-il-manifesto/

 l'altra è dell'associazione TREELLE: http://www.treellle.org/files/lll/Quaderno_Q15.pdf

 Per chi volesse saperne di più, una mia scheda al riguardo: https://1drv.ms/w/s!ArweJWCO23uyguYIUbJY1aB_409uIQ?e=q7SA3U

Magari, dopo che avete letto, ne riparliamo.

P. S. La scuola italiana attuale assolve, abbastanza ovviamente, tutte le funzioni elencate, ma complessivamente tutte piuttosto male, alcune malissimo, altre maluccio. Nel materiale sopra indicato trovate sia analisi sui vari e intrecciati perché la scuola sia ridotta così male, sia varie idee su come concretamente (e gradualmente, scorciatoie rapide non ci sono) uscirne. Conviene discutere della scuola a partire da lì.

dissento

Guido Cacciari 27/8/2019 - 14:28

Ho letto i suoi riferimenti. In nessuno è scritto a cosa serva la scuola dell'obbligo. Se non si sa dove si vuole andare, non si arriva da nessuna parte. Come costruire un edificio senza fondamenta. La rimando al mio post qui sotto.

Grazie, arrivo in ritardo a rispondere, ora sfoglierò i documenti che allega.

Non posso essere d'accordo sul fatto che la scuola italiana assolva tutte le finalità elencate. Per il semplice motivo che alcune non le assolve proprio (ad esempio, non c'è — che io sappia — alcuna personalizzazione dei programmi secondo le capacità del singolo). Ma soprattutto, e qui era il mio point, le finalità si contraddicono tra loro. Ad esempio, non si può avere una scuola sia rigida che lassista. Non si può avere una scuola contemporaneamente d'elite e di massa.

Ho sfogliato, come promesso, alcuni dei documenti da Lei allegati. Devo dire, con fatica, perché la stilistica è alquanto retorica. Comunque prendiamo le "missioni" della scuola così elencate dall'associazione TRIELLE:

1 educare la persona e non solo istruirla;

2 educare a vivere con gli altri nella prospettiva di una cittadinanza globale;

3 operare per il successo formativo di tutti e di ciascuno nella vita attiva. 

E perché mai sarebbero esattamente queste? Non lo sto dicendo perché per me sono sbagliate (lo sono, parzialmente). Lo dico perché posso immaginarmi senza difficoltà punti di vista totalmente diversi. Ad esempio, molti direbbero che la scuola NON deve educare la persona, perché quello è il compito della famiglia. Si può essere d'accordo o meno, ma tale opinione esiste. Quindi, per quale ragione mai dovrebbe prevalere l'ipotesi della TREELLE? E se cercassimo di fare un compromesso tra le due posizioni, si finirebbe nel non senso: la scuola non può un po' educare e un po' no.

...o missioni della scuola sono solitamente cappelli retorici poco rilevanti, a mio parere. Mi sembrerebbe più interessante esaminare le proposte operative

su come, e in che direzione, riformare la scuola

e dalle proposte operative desumere quali funzioni vengano privilegiate. Anch'io credevo che le proposte fossero scarse, invece ci sono e credo meriti esaminarle senza fermarsi ai cappelli introduttivi.

Corretto

Francesco Forti 14/9/2019 - 17:40

 Ad esempio, molti direbbero che la scuola NON deve educare la persona, perché quello è il compito della famiglia. Si può essere d'accordo o meno, ma tale opinione esiste. 

Esatto ed è anche la mia opinione. Diffido di un'educazione di Stato.
Insegnare e istruire, basta e avanza per la scuola dell'obbligo.
Dopo, formare professionalmente. 

La mia obiezione è che un rapporto come quello che si instaura fra un alunno e un suo insegnante, fra un alunno e gli altri alunni e la sua classe, fra alunni e scuola, ha inevitabilmente delle valenze educative, quale che sia il significato che si dà al termine educazione. Sono d'accordo nel non centrare la scuola su questo aspetto, che però non può essere ignorato e merita attenzione. Per esempio, imparare a discutere razionalmente, cercando di capire le ragioni altrui piuttosto che difendere sordamente la propria posizione, a me sembra sia educativo sia qualcosa che a scuola si dovrebbe imparare. Certo, prima che a scuola in famiglia, ma anche a scuola. Solo un esempio fra cento.

Se l'autore ritiene di non riuscire a proprorre delle conclusioni, io so perché. Perché non ha veramente chiarito quale sia l'obiettivo. Ci provo io. Obiettivo e conclusioni.

Perché esiste una scuola pubblica?
Esiste perché quando un individuo viene al mondo, non è ancora capace di sopravvivere. Non solo dal punto di vista materiale, ma anche da quello relazionale. Anziché vivere esclusivamente con la sua famiglia raccogliendo bacche, capita che nasca in una società composta magari da milioni di individui. Organizzati in una società con regole, convenzioni, e un linguaggio complesso costituito non solo da termini, ma anche da citazioni, analogie ed esempi (i modi migliori per esprimere concetti complicati) nonché metalinguaggi e nozioni specifiche.
Tutto qui.

Cos'è la cultura? Semplice. E' la capacità di comunicare. E' quel bagaglio di conoscenze, magari anche artistiche se non tecniche o storiche o altro, che ci permette di interagire al meglio (esempio: storicamente, la materia più importante dell'istruzione del giovane era la retorica. Retorica e dibattito pubblico sono ancora materia obbligatoria nei paesi di lingua inglese. Aiuterebbero, se non altro, a difendersi dalla demagogia...).

Quindi, no. La scuola non dovrebbe servire a nessuna delle cose che sono state elencate sopra. Dovrebbe servire solo ad insegnare agli aspiranti cittadini a convivere, a conoscere la società ed i suoi pericoli (plagio, propaganda, truffe etc.), ed a comunicare con un linguaggio - in senso lato - comune.

Quindi ecco perché modificare i programmi scolastici per renderli "al passo coi tempi" è pericoloso. Perché può causare uno iato comunicativo tra le generazioni. Ciò che si voleva evitare...

Ma per questo, non può essere necessario andare a scuola per 13 anni (obbligo). E' esagerato. Se la scuola fosse veramente focalizzata al suo scopo, dieci sarebero più che sufficienti. Per lasciare al giovane individuo la libertà che necessita per muoversi nella società.
E varrebbero venti degli attuali, inutili perché, concordo con l'articolo di Artemij Keidan, ora sono privi di senso.

E ricordarsi: la vita è a tempo. Chi te lo fa perdere, ti uccide un po'.
In questo senso, la scuola italiana è stragista...

Quello che scrive sul fatto che il bambino non è autosufficiente e va accompagnato alla vita adulta lo condivido appieno, e, pensi un po', volevo iniziare proprio così l'articolo, ma poi ho tagliato per non essere troppo prolisso. Però su una cosa non siamo d'accordo: tutto questo porta alla necessità dell'istruzione, non della scuola. Infatti, la scuola è un fenomeno culturale recente, mentre l'istruzione è un fenomeno, praticamente, biologico. La scuola è il risultato della decisione, presa dallo Stato, di accompagnare tutti i bambini all'età adulta allo stesso modo (con piccole variazioni, ok). E qui nasce l'inghippo: quando si decide per gli altri, si generano mostri.

Esatto

Guido Cacciari 19/9/2019 - 12:52

Concordo ancora. Ma parzialmente. Perché l'inghippo che cita, cioè "quando si decide per gli altri" sussiste finché lo si permette.

Lo Stato Italiano lo ha permesso e preteso quando ha inserito in Costituzione il "diritto all'insegnamento" (?) e successivamente abolito il reato di plagio (veramente! Prima c'era, sin dal Diritto Romano, e la graziosa Repubblica lo ha abolito!).

In questo modo, alla stregua di un demagogo qualunque, l'insegnante ed il libro di testo possono spacciare opinioni per dati di fatto.

Questa è la semplice chiave per non decidere per gli altri. Presentargli i fatti, presentargli anche le opinioni, nel modo più vasto possibile, ma indicare chiaramente la separazione tra questi due generi di informazione. Perché lo studente è l'elemento debole del rapporto, e se l'insegnante impone come insegnamento giudizi morali (questo è buono, questo no) lui ci crederà per tutta la vita.

Però, non capisco la diferenza tra "istruzione" e "scuola". Ritengo che la scuola debba garantire a tutti le istruzioni atte a vivere nella società (che sono ovviamente vaste ad libitum, poiché la "capacità di comunicare" comprende tutto ciò che si intende per "cultura" ), ed è giusto che le fornisca a tutti in modo uniforme. Se però lasciasse all'individuo la decisione di che farne! Ognuno, cioè, dovrebbe poter abbracciare "l'opinione" che preferisce, o formersene di sue. E utilizzare le informazioni apprese oppure no.

Al contrario, l'opinione diffusa (e realtà attuale) che la scuola dell'obbligo debba "selezionare" i cittadini, è amorale, è un sopruso. Per non parlare delle borse di Studio assegnate secondo votazioni completamente falsate tra una scuola e l'altra. Un 6 al Nord equivale ad un 10 al Sud, dove sanno sfruttare le perversità dello Stato. Altre assegnate ai soli dipendenti pubblici con i soldi di tutti. Lo Stato del sopruso.

Follia. La scuola dell'obbligo deve solo insegnare il necessario. Alla propria vita ci pensa l'individuo stesso. Seleziona tuo nonno, professore!

ma il latino ....

pippo 25/8/2019 - 12:18

il latino e' un ottimo esercizio di "problem solving" : si ha un problema da risolvere , che si risolve applicando una serie di regole di cui non si sa in modo meccanico quali usare e quando applicarle ... dire che il latino non aiuta a "ragionare" e' dire una grande falsita' ... 

... se è per quello ;-))

certamente!

pippo 26/8/2019 - 14:20

resta quindi da decidere quale , tra i numerosi , esercizio di problem solving ci piace portare nelle scuole ... un grande appunto sull'insegnamento del latino pero' lo faccio : dove lo "studiai" io era richiesto di conoscere a memoria le regole grammaticali ... questo rendeva l'esercizio di problem solving pressoche' inutile a tutti quelli che per una ragione o per l'altra non conoscevano tali regole a memoria ... l'appunto e' quindi il seguente : la conoscenza mnemonica della grammatica latina deve essere risultato dello "svolgimento dei problemi" , non condizione necessaria , senza la quale il probelma in se' non puo' nemmeno essere affrontato : se proprio vogliamo mantenere il latino nelle scuole lasciamo tradurre con la grammatica in mano 

Nessuno sostiene che il latino serva a diventare più intelligenti. Il latino serve a comunicare. Non in latino, ovviamente. Ma come ogni branca di ciò che viene chiamato "cultura".

Comunque, mi farebbe un piacere se leggesse il mio commento sopra. Vorrei capire se il mio modo di comunicare è sufficientemente chiaro per differenti livelli culturali, o se verrà completamente equivocato, come probabile.

Grazie anticipatamente.

come probabile

pippo 29/8/2019 - 18:45

del post consigliato non condivido praticamente nulla ; cerco , con sintesi , di dire la mia : 

nella mia visione , per quanto miope e sfocata , lo scopo ultimo della scuola pubblica ( e sottolineo pubblica , quelle private non le includo ) e' quello di formare i cittadini al fine di migliorare lo Stato ( di nuovo specifico che parlo della scuola pubblica ) ; formare medici perche' le malattie non arrechino danni alla popolazione , insegnanti perche' le scuole siano efficaci , ingegneri e quant'altro di modo da poter costruire case e ponti

per dirla con un paragone al settore privato ( che so essere molto caro all'ambiente ) gli Stati tramite l'istruizione pubblica fanno quello che fanno le aziende quando formano il proprio personale

un piccolo appunto : rendere i programmi "al passo con i tempi" e' operazione alquanto difficile , e spesso non efficace , penso per esempio all'informatica : per formare la classe insegnante occorre del tempo , si rischia quindi di formare insegnanti che insegnano programmi ormai superati ; molto meglio quindi continuare a insegnare le basi dell'informatica che sono "eterne" piuttosto che rincorrere l'ultimo software che tra 6 mesi sara' gia' obsoleto

per altre materie , penso alla fisica e alla matematica , il problema del mettere i programmi al passo coi tempi praticamente non si pone ... euclide e newton , pur vecchiotti , sono  sempre attuali

Ho capito che lei, le mie parole "il mio commento qui sopra" le ha interpretate come "il post".

Ho anche capito che lei ritiene che compito dello Stato sia "migliorare lo Stato", e che a questo scopo debba "formare i cittadini". Ho letto un carteggio di Goebbels con Hitler in cui effettivamente esprimeva gli stessi concetti.

Anche Mao teorizzò ed intrapese questa strada, con la sua "rivoluzione culturale". Stalin non la teorizzò perché a malapena sapeva scrivere, ma anche lui si impegnò su questa strada con entusiasmo. Così Fidel Castro, che riuscì a laureare l'intera popolazione cubana.

Complimenti, Lei ha la stoffa del grande statista.

La ringrazio e la saluto.

gia'!

pippo 30/8/2019 - 20:56

per quanto ti possa suonare strano quando mi indichi un "commento" io lo cerco nella sezione "commenti" ... circa le finalita' della scuola pubblica consiglio di vedere quali effetti porto' l'istituzione della scuola publlica ... quegli effetti infatti furono l'esito delle finalita' che si erano posti colorono che fondarono la scuola pubblica

p.s:una corretta costruzione del periodo aiuterebbe a comprendere i tuoi testi

Il suo commento, sig. Pippo, è un esempio palese di quello che intendo quando descrivo il dibattito sulla scuola. Cito due affermazioni che fa:

la scuola deve formare i cittadini al fine di migliorare lo Stato

rendere i programmi "al passo con i tempi" e' operazione alquanto difficile , e spesso non efficace

Queste affermazioni — non ha nessuna importanza se io le condivida o meno — rappresentano UN possibile punto di vista. L'assicuro che conosco di persona alcuni genitori e alcuni professori che si opporrebbero strenuamente a entrambe queste affermazioni, con ottimi argomenti. Ad esempio: al genitore X può non interessare minimamente che i propri figli migliorino lo Stato. Al genitore Y può sembrare che per migliorare lo Stato bisogna studiare più greco e meno inglese. Al genitore Z può sembrare che, allo stesso scopo, serva insegnare più religione cattolica e meno educazione civica.

Idem per matematica e fisica: cosa di esse vada insegnato, e come insegnarlo, è un dibattito sempre aperto.

La cosa che volevo dire è che non sia possibile alcun compromesso tra visioni così diverse e contrapposte dello stesso servizio.

la sua posizione : i genitori non hanno alcun diritto sull'educazione dei figli ... sono benvenuti a prendere parte al processo decisionale ... ma i minori da educare sono cittadini , e come tali sottostanno alla legge dello stato che decide deliberatamente come dove e quanto educarli ... tanto che la scula cui facevo riferimento era quella pubblica e obbligatoria ... condivido pienamente la posizione sulla matematica ... materia inutile quando spinta oltre la conscenza delle operazioni elementari

invece l'educazione è il compito principale dei genitori, della famiglia.
Qui si confonde educazione (educĕre «trarre fuori, allevare») con insegnare: insĭgnare, propr. «imprimere segni (nella mente)», differenza che conosco pur non avendo fatto il classico ;-) 

oltre l'etimologia

pippo 25/9/2019 - 13:13

il discorso non verteva certo sull'etimo delle parole ... quanto piu' su di un fatto storico : supponga di essere napoleone ... e di voler conquistare l'europa , per farlo le servono ingegneri per costruire ponti , soldati con certe competenze per usare i cannoni , operi specializzati per la costruizione dei citati cannoni etc etc ... soluzione a tali problemi e' l'istituzione di una scuola pubblica il cui scopo non e' educare alle buone maniere , ma insegnare nozioni tecniche utili ai fini che lo stato si e' posto ... quelli che pensano che la scuola pubbluca sia il frutto di una contrattazione tra borghesia e stato ... o quale altra idea ( come quella ridicola del sign. cacciari ... ah si' ... caro cacciari , le assicuro che le persone "comunicavano" senza problemi anche prima della scuola pubblica ) abbiano sulla nascita delle scuole pubbliche non hanno semplicemente idea di cio' ci cui parlano

Il latino non è un esercizio di problem solving, perché la traduzione è soggetta a valutazioni soggettive. Un voto può essere abbassato dal prof più o meno sadico perché la traduzione è troppo letterale o, al contrario, troppo libera. Altro che problem solving, questo è arbitrio puro. Assenza quasi totale di falsificabilità.  

vero

Guido Cacciari 19/9/2019 - 13:03

Aggiungo che la funzione del latino è tutt'altra.

Quando comunichiamo, utilizziamo un sacco di locuzioni latine, per non parlare delle citazioni di cui ci serviamo o di quelle che ascoltiamo o leggiamo. Ed è latina la maggiorparte dell'etimologia delle parole del nostro vocabolario.

E' questa l'importanza del latino: aiutarci a comunicare. Come tutto ciò che chiamiamo "cultura".

E "comunicare" non è una facoltà di scarsa importanza in una società complessa.

L'ampia analisi delle specifiche utilità della scuola, nei suoi pregi e difetti, dà un quadro pressoché completo.
Ma le domande 'vogliamo più latino? Oppure più matematica?...'  presuppongono l'esistenza di qualcuno, persona singola o organismo dirigente, che, in base a sue valutazioni, decida per gli altri, gli studenti. Credo che sia preferibile una scuola che offra di tutto e di più, in base alle richieste.
C'è l'università dell'arte culinaria, e si capisce che lì si debba studiare almeno l'inglese, non il latino.
Ma perché non concedere, a chi vuole, di studiare il mondo classico, e anche quella lingua? Che se ne fa è un problema suo. Anche Einstein iniziò col ginnasio. E Fermi studiò al liceo. E anche Franco Modigliani.
Forse sì, lo studio, sempre quello fatto bene, aiuta a migliorare la capacità di concatenare i concetti, comprendere meglio i rapporti di causa-effetto: cioè l'intelligenza, ma non di molto: c'è tanto di capacità innata, in essa. Può essere molto intelligente anche chi non ha studiato.
Che poi lo studio del latino sia palestra per esercizio mentale non vedo come si possa negarlo; può non esserlo la geografia o anche la storia, se viene insegnata come un susseguirsi di eventi senza connessione causa-effetto. Del resto è palestra per la mente anche la geometria più che la matematica, o il diritto. O un sudoku killer.
Non so quanto il liceo classico abbia fallito, ma non capisco perché avrebbe dovuto insegnare la cultura classica all'intero popolo.
Non vorrei poi che una qualunque parte politica maggioritaria si arrogasse il ruolo di dare un indirizzo all'istruzione, visto che succede che il senatore leghista Mario Pittoni, presidente della commissione istruzione pubblica al Senato, ha solo la terza media, che non è il massimo per il ruolo che ha. E il ministro dell'università e ricerca ha una laurea in scienze motorie. Boh, avranno competenze non documentate da titoli.
Nella qualità dell'offerta didattica, poi, non pesa solo il contenuto ma, e non poco, anche la preparazione della classe docente. È ovvio che l'apprendimento è funzione dell'insegnamento.

 

In quanto agli anni di studio, alle superiori si fanno 'ore' di lezione di 50 minuti, per cui 5 anni cronologici corrispondono a 4 anni di corsi. Ma ridurre a 10 anni l'intero corso di base comporterebbe chiudere le porte a ragazzini di 16 anni: non mi pare un bene lasciarli muovere nella società, tanto più in questa già così piena di disoccupati.
Non capisco la domanda 'vogliamo l'aumento del PIL o la bellezza del paesaggio?'. Non mi pare che siano obiettivi non compatibili.
Interessanti i quesiti posti, che stimolano a cercare le soluzioni.
Ma non ricordare le risposte al primo gruppo, per quanto studiate, non dimostra l'inutilità di quegli studi. Essere stati esercizi per la mente non comporta l'obbligo del ricordo ma una mente allenata. Come per gli esercizi fisici: essere stati in grado di salire lungo una pertica non comporta che si debba essere in grado di farlo anni dopo, ma solo avere un miglior tono muscolare.
Due dei quesiti del secondo gruppo, invece, comportano una capacità di ragionare in termini di insiemi, cosa che potrebbe fare anche chi non ha studiato il latino.
Secondo me la scuola deve fornire allo studente le conoscenze che lui chiede con l'indirizzo scelto. Deve aiutarlo alla vita in società, al rapportarsi con gli altri nel rispetto delle regole di convivenza. E, possibilmente, aiutarlo a migliorare le sue capacità di riflessione. Che poi ci scappi pure un po' di cultura, tanto di guadagnato.
Personalmente ritengo che lo studio del latino, e anche del greco studiato a suo tempo, mi abbiano aiutato, nonostante la non grande qualità del docente. A ingegneria mi sono trovato meglio di tanti che provenivano dal geometra.
Tranne il primo approccio col testo di analisi matematica uno, che avevo letto come i Promessi Sposi, senza nemmeno sapere che c'erano gli esercizi.
(Notte insonne, e l'ho passata a riflettere su questo)

 

il miglior approccio ... gli esercizi non servono a nulla ... al massimo aiutano l'insegnante a scremare quelli che non hanno studiato da quelli che invece si sono applicati ... ma la parte migliore del testo di analisi e' quella della teoria

Ringrazio tutti per i commenti. Incredibilmente mi sono perso l'uscita dell'articolo (che avevo consegnato a giugno), e quindi solo ora mi accorgo che effettivamente è già online. Ora vedrò di rispondere a qualche commento (se sarò in grado).

Faccio i complimenti per l'ottimo articolo. 

Sono però in parte d'accordo con pippo: la scuola pubblica nasce per formare cittadini. In parte perchè lo scopo di base della scuola pubblica obbligatoria non è il miglioramento ma avere cittadini "funzionali": leggere, scrivere e far di conto come minima base per partecipare alla vita dello Stato.  In questo senso si dovrebbe insegnare anche la storia, per indicare il modo in cui lo Stato stesso si è formato e perché. Allo stesso modo si dovrebbe insegnare l'educazione fisica come "fai questo per questo motivo", ad esempio che conviene sempre fare riscaldamento prima di un incontro, che servirebbe comunque a lavorare in squadra.

Per migliorare lo Stato esistono altri livelli scolastici, come la scuola superiore e l'università. Sono pubbliche spesso anche queste, ma non obbligatorie e differenziate secondo gli interessi (in teoria) dello studente.

Il problema dei diversi  obiettivi che si danno alla scuola è probabilmente dovuto a una stratificazione di interessi da parti diverse.  Come esempio: è ovvio che insegnare coerentemente significa che lo stuedente deve andare a scuola regolarmente ed essere valutato, ma questo significa anche fare da babysitter per un certo periodo e fino a una certa età. 

Sul fatto di materie utili e non utili, io sinceramente non capisco il discorso di insegnamento indiretto: se ad esempio studiare il latino imparasse a ragionare logicamente, significa comunque aggiungere uno strato oltre la logica. Non tutti sarebbero in grado di capirlo, o forsenon gli piacerebbe. A qualcuno forse piacerebbe, ma non dal punto di vista logico. A questo punto perché non insegnare direttamente la logica? Certo la logica è materia più formale, ma si possono fare esempi diretti e immediati, e stimolare comunque il cervello. 

 Potrebbe aver senso, se le risorse fossero di più, fornire classi ulteriori a prezzo più basso possibile per gli interessi dei singoli nel tempo fuori dalle materie di base. Ma questo è un mio pensiero minimo da esterno all'argomento.

La mia riposta non può che essere uguale a quella data al sig. Pippo: questa che dice è solo una delle possibili idee di scuola. Cosa facciamo con le famiglie che ne hanno una totalmente diversa?

(La discussione su quale singola materia sia più utile alla formazione del fanciullo, pur se  appassionante, è in realtà priva di vincitori: ognuno mette le materie che preferisce, ma nessun compromesso può essere raggiunto).

Anche io credo che la discussione sulle materie sia sterlie, mi chiedo solo come mai si pensi sempre al "latino che apre le menti e ti insegna la logica" e invece non alla logica direttamente.
Per quanto riguarda quelli che hanno una idea di scuola diversa, direi che vanno fissati degli standard minimi. Posto che uno sappia leggere, scrivere e far di conto, da verificare se in maniera sufficiente per certe funzionalità minime da cittadino, poi ci possono essere tutte le scuole che si vogliono.

ci sono modelli, per ora solo a livello di studio in think tank, che ipotizzano che in una determinata giurisdizione ci possano essere servizi pubblici in competizione tra loro. Per esempio scuole dell'obbligo che offrano percorsi scolastici differenziati (materie e orari), che i genitori possono scegliere sulle basi delle loro conoscenze (su come è il bambino, sulle sue attitudini). E questo si amplia anche a servizi di trasporto, rimozione rifiuti ed ogni gestione pubblica. 
Quello della scuola mi sembra decisamente interessante. 

Free e charter schools (UK, Svezia, USA e altrove) sono scuole pubbliche (finanziate da Stato o Enti locali) relativamente autonome e in competizione fra loro. Una proposta in questo senso per l'Italia è quella di Andrea Ichino e Guido Tabellini, qui una sintesi: https://www.orizzontescuola.it/scuole-concorrenza-loro-valutazione-fai-te-senza-concorsi-e-abilitazioni-aspettando-ministro-il/

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